STORIA DELL'UMBRIA

 

Le origini

Crocevia tra nord e sud, tra mare Adriatico e Tirreno, l’Umbria ha visto scorrere più di tre millenni ininterrotti di storia sul suo territorio.

I ritrovamenti preistorici, in gran parte conservati nel Museo Archeologico di Perugia, rivelano presenze già risalenti al Paleolitico e al Neolitico. Dai terrazzi fluviali del Chiascio e del Tevere, dall’area di Norcia e da località sulle rive del Trasimeno provengono amigdale e punte di frecce. Al Paleolitico Superiore risale la raffinata statuetta a tutto tondo, nota come Venere del Trasimeno, e al Neolitico Superiore appartiene la tomba di Poggio Aquilino a Marsciano, presso Perugia. Nelle necropoli di Monteleone di Spoleto, sono state trovate tracce di sepolture a incinerazione del periodo di transizione tra età del bronzo e del ferro.

Agli inizi del primo millennio a.C. la penisola italiana, fu interessata dall'arrivo di varie popolazioni che si sovrapposero, talora si sostituirono, a quelle già esistenti. Tra queste popolazioni, all'incirca nel I millennio a.C., vi fu un'ondata che si stabilì nel territorio dell'alta e media valle del Tevere fino all'Adriatico. Questi furono gli Umbri, chiamati dagli autori antichi gens antiquissima italiae, perché appunto riconosciuti come una delle più antiche genti che popolò la penisola.

Gli Umbri

Da loro prese dunque nome la regione che noi conosciamo come Umbria e solo recenti studi hanno restituito un'identità a questa popolazione, di cui fino a poco tempo fa si conosceva solo il nome, tramandatoci dagli autori antichi.

Per quello che attualmente conosciamo, gli Umbri svilupparono, a partire dal 700 a.C. circa, un'economia legata essenzialmente all'agricoltura e all'allevamento, mentre per la zona di Terni è documentata anche l'attività di estrazione e lavorazione del metallo, a testimonianza dell'antichissima vocazione della città.

Nel 500 a.C., circa, gli Umbri non conoscevano ancora la vita cittadina, difatti l'occupazione del territorio era basata su piccoli villaggi fortificati in altura e non su grandi città, come nella vicina Etruria. Punti di aggregazione furono soprattutto i grandi santuari, legati alle divinità del mondo agricolo-pastorale: qui infatti si raccoglievano varie comunità per celebrare festività e ricorrenze ma anche per prendere decisioni di carattere politico. A partire dal 450 a.C. circa gli Umbri furono sempre più influenzati dal mondo greco ed etrusco. Questa massiccia influenza ebbe come prima conseguenza la nascita di città sul modello greco-etrusco; i primi insediamenti sorsero a Otricoli, Amelia, Terni, Narni, Todi, Spoleto, Nocera, Foligno, Assisi, Bettona, Gualdo Tadino, Gubbio, Città di Castello: si suppone che i loro domini si estendessero dal mare Adriatico all’alta e media valle sulla destra del Tevere e forse toccassero il Tirreno.

INGRANDISCI

Progressivamente, però, il territorio controllato dagli Umbri si restrinse sotto la pressione delle popolazioni vicine come i Sabini a sud, i Piceni a est, gli Etruschi e i Galli Senoni che si insediano a nord del Tevere nel cosiddetto Ager gallicus, costringe gli Umbri a restringere i propri domini.

 

Gli Etruschi

Gli Etruschi, in particolare, mirando al controllo del corso del Tevere, allora un'importante via di commercio fluviale, si insediarono progressivamente nel territorio che era stato degli Umbri, occupando tutta la parte occidentale della regione. L'influenza etrusca si manifestò in campo civile, politico, sociale, artistico e religioso. Ne sono prova gli scritti dello storico e geografo greco Strabone, vissuto in età augustea, hanno consentito di ricostruire l’immagine di una civiltà progredita, fortemente influenzata dai potenti vicini Etruschi, organizzata in città stato, dotate di autonomia e probabilmente federate fra loro. Lo stesso genere di informazioni si deduce dal più importante documento della civiltà umbra, le Tavole Eugubine, sette tavole in bronzo, redatte tra il III e il I secolo a.C., che descrivono cerimonie e riti sacri metà in alfabeto etrusco e metà in alfabeto latino. Sono state trovate a Gubbio, e sono conservate nel Palazzo dei Consoli.

Le testimonianze della presenza etrusca sono tuttora una delle principali attrattive della regione.

Alla confluenza del Paglia con il Tevere, su un'enorme sperone di tufo, venne edificata, nel VI secolo a.C., a guardia della valle del Tevere, la città di Orvieto, forse l'estrusca Volsinii, l'Urbs Vetus (Città Vecchia) dei Romani, grande centro di cerniera tra Etruria settentrionale e meridionale. Anche città come Perugia e Todi furono prima umbre e poi etrusche e tutto il territorio circostante testimonia il controllo etrusco con le numerose tombe rimaste. A Perugia è possibile percorrere un vero e proprio itinerario etrusco, attraverso le tombe ipogee dei Volumni e di San Manno e quella dei Cutu. Orvieto è stata identificata con l’antica Volsinii etrusca: i reperti ritrovati nella città e nelle vicine necropoli sono conservati nel Museo Fondazione Claudio Faina e nel Museo dell’Opera del Duomo.

 

Ulteriori informazioni sugli Etruschi:

 

I Romani

Lo sviluppo urbano degli Umbri segnò l'inizio delle rivalità cittadine; Roma, approfittando di questa situazione, cominciò a perseguire una sottile politica di alleanze e occupazioni, volta all'annessione del territorio umbro. Punti salienti di questa politica furono l'alleanza, nel 310 a.C., con Camerino e Otricoli e la fondazione della colonia di Narnia (Narni) nel 299 a.C. altre aderiscono alla coalizione con Sanniti, Galli Senoni ed Etruschi, uscendo sconfitte dalla decisiva battaglia di Sentino contro i Romani nel 295 a.C.

Nella primavera del 295 avanti Cristo, nei pressi di Sentino (un'antica città delle Marche), 35000 legionari romani affrontarono un esercito di oltre 50000 uomini. Esso era formato dalle più agguerrite popolazioni dell'Italia centro-meridionale (Etruschi, Galli, Umbri e Sanniti). La battaglia fu lunga e durissima, ma alla fine i Romani riuscirono a sconfiggere pienamente gli avversari. Alcuni storici ci informano che, tra i guerrieri dell'esercito nemico di Roma, quelli che combatterono con maggiore accanimento furono gli Umbri.

È infine Roma a dare una svolta alla situazione con una manovra di alta politica: create delle colonie a Narni (299 Narnia), Sena Gallica (283), Ariminum (268), Aesis (247), Spoleto (241 Spoletium), Todi (Julia Fida Tuder), Assisi (Asisium) , Roma riesce ad attirare nella sua orbita tutte le città umbre; furono essi, al tempo della divisione augustea dell'Italia peninsulare, a creare una regione dal nome Umbria, che arrivava fino all'Adriatico ma non comprendeva né Perugia (che faceva parte dell'Etruria) né Narni (inclusa nel Sannio).

Nel 250 a.C. circa, quasi tutte le città umbre erano ormai entrate nell'orbita di Roma, per lo più in un rapporto di alleanza sigillata con la creazione di grandi opere pubbliche, come la Via Flaminia (220), che collegava Roma con Ariminum e l’alto Adriatico, il cui percorso toccava le principali città umbre. 

Gli Umbri divennero ben presto i più fedeli alleati di Roma. Infatti, quando nel 216 avanti Cristo, sembrò che Roma stesse per cedere di fronte ai Cartaginesi, gli Umbri, a differenza di molte altre popolazioni dell'Italia, non abbandonarono i Romani, si mantennero sempre fedeli anche durante la discesa di Annibale in Italia, che proprio sul lago Trasimeno inflisse, nel 217 a.C., una tremenda sconfitta ai Romani. La fedeltà degli Umbri a Roma divenne proverbiale tanto che i migliori soldati delle legioni provenivano da queste terre. Tale fedeltà fu poi ricompensata, nel 90 a.C., dall'equiparazione dei cittadini Umbri ai cittadini Romani, cosa che significava, per gli Umbri, la possibilità di godere a pieno titolo dei diritti civili e amministrativi del codice romano.

Per i romani il controllo dell'Umbria era importantissimo perché, data la posizione geografica della regione, era un punto di passaggio tra Tirreno e Adriatico. Proprio per collegare le due coste della penisola i Romani costruirono la via Flaminia che, attraverso l'Umbria, congiungeva Rimini a Roma. Lungo la strada furono create delle fortificazioni, i valli (valla), da cui deriva il nome "Gualdo" (Gualdo Tadino).

Numerose sono ovunque le testimonianze di epoca romana: a Perugia, Assisi, Foligno, Gubbio, Todi, Spoleto, Narni, Terni ma anche in centri minori con Bevagna, Spello, Collemancio (Hurvinum Hortense), Carsulae, nella zona di Sangemini. Si trovano anche diffuse su tutto il territorio numerose ville romane, tra cui quella di Plinio il Giovane, vicino a Città di Castello. A Spoleto si trovano gli avanzi di un anfiteatro romano del II secolo dopo Cristo. Esso fu poi trasformato poi in fortezza da Totila (re dei Goti), nel 545 dopo Cristo.

Il cristianesimo trovò terreno fertile in Umbria, nel VI secolo d.C.: infatti, mentre la regione, come tutto il resto della penisola, era percorsa e devastata da orde barbariche, erano già state create 21 diocesi. Erano un punto di riferimento per le popolazioni locali, decimate dalle guerre e dalle invasioni: furono il punto di partenza per la costruzione dei primi edifici di culto, come la chiesa di Sant’Angelo edificata a Perugia tra il V e il VI secolo, l’abbazia di San Pietro in Valle presso Ferentillo, costruita nell’VIII secolo, la piccola basilica di Sant’Eufemia a Spoleto del X-XII secolo. Questi anni di storia sono confusi e complessi. Barbari e Bizantini si contendono il possesso della penisola con sorti alterne, l’Umbria viene devastata da sanguinosi scontri, scoppiano pestilenze, l’economia della regione si impoverisce. Emergono, nel vuoto del potere civile, figure di vescovi, che prendono nelle loro mani le responsabilità del governo delle città e vengono riconosciuti capi naturali, religiosi e civili dalla popolazione.

Nel primo decennio dell'era cristiana l'imperatore Augusto divise l'Italia in 14 regioni e l'Umbria costituì, con questo stesso nome la VI regio che, fino alla caduta dell'impero Romano d'Occidente (476 d.C.), godette di una relativa tranquillità e prosperità.

 

La guerra greco-gotica, i Longobardi

Con la decadenza dell'impero Romano, la regione fu percorsa e devastata dalle orde barbariche che calarono nella penisola. Successivamente, nel VI secolo d.C., fu teatro di scontri sanguinosissimi tra l'esercito di Bisanzio, che mirava alla riconquista dell'intera penisola, e quello dei Goti (guerra greco-gotica 535 - 553 d.C.) guidati da Totila, che l'avevano occupata. Proprio in Umbria l'esercito di Bisanzio riuscì ad infliggere, nella battaglia di Gualdo Tadino (552 d.C.), una tremenda sconfitta all'esercito gotico, sconfitta che segnò l'inizio della fine per questa popolazione.

Ma non ha il tempo di riprendersi dai guasti del feroce scontro, che una nuova ondata di barbari germanici – i Longobardi – investe l’Italia centrale. La conquista longobarda modifica in modo stabile e radicale l’assetto della regione con la costituzione del Ducato di Spoleto nel 571. I Bizantini mantenevano il possesso della strada che univa Roma all’esarcato di Ravenna grazie a uno stretto corridoio formato da Amelia, Narni, Todi, Bettona, Perugia e Gubbio e, poco più a ovest, da Orte, Orvieto, Chiusi e Cortona. Il perno di questo sistema di difesa era rappresentato da Perugia, in mano ai Bizantini. Da Perugia, un governo autonomo dell’esarcato amministrava le città bizantine dell’Umbria, che i Longobardi cercarono più volte di occupare anche se invano.

Questa situazione politica fece sì che il Ducato di Spoleto, rimasto incapsulato – lui longobardo – nel cuore dell’Italia bizantina, maturasse forza e autonomia, che gli permisero poi di sopravvivere anche alla fine del Regno longobardo.

Con le donazioni di Pipino il Breve e di Carlo Magno i territori umbro-bizantini e il Ducato di Spoleto entrarono a far parte dei possedimenti della Chiesa, ma in questi anni il papato non fu in grado di controllare le spinte autonomistiche di queste terre. È solo con il crollo dell’Impero carolingio che l’autorità del papato si consolida e la Chiesa rivendica l’Umbria sulla base delle donazioni di Pipino il Breve e di Carlo Magno. Così molte città e territori umbri entrano nella sfera di influenza dello Stato Pontificio. 

 

Il Medioevo

Nel X secolo alcuni territori umbri furono organizzati dall'imperatore tedesco Ottone I in una entità autonoma, le cosiddette terre Arnolfe, mentre a partire dal secolo seguente, molte città umbre si costituirono in comuni autonomi, che furono ben presto dilaniati da lotte e rivalità reciproche (particolarmente famosa quella tra Perugia e Assisi).

Dopo l’anno Mille tutta l’Europa occidentale rifiorisce dal punto di vista economico e da quello demografico e commerciale e l’Umbria, che si era mantenuta sempre viva anche nei periodi più bui, è coinvolta nell’ondata di sviluppo.

Tra la fine del secolo XI e il principio del XII, si vennero formando in Umbria potenti Comuni. I principali di essi furono Perugia, Assisi, Spoleto, Terni, Foligno, Todi, Orvieto, Gubbio e Città di Castello.

Perugia (il più importante), ad esempio, già nel 1139 era retta da consoli e pienamente autonoma dal punto di vista amministrativo; Orvieto, dal canto suo, vantava istituzioni comunali dal 1137 e vent’anni dopo la situazione si era consolidata a tal punto da essere riconosciuta da papa Adriano IV.

La creazione di nuove autonomie amministrative non riguarda però solo le città più grandi e popolose: oltre a Perugia, Orvieto, Spoleto, Norcia, Terni, Narni, Todi, Gubbio, Città di Castello, anche centri minori come Amelia, Spello, Cascia, Montefalco, Gualdo Tadino. In questi comuni, dove si scatenano le lotte tra Guelfi e Ghibellini, tra i sostenitori del predominio del papato sull’impero e i sostenitori dell’imperatore che tende a limitare il potere temporale della Chiesa, si vanno formando i nuovi ceti emergenti: i mercanti, gli artigiani e i politici, che si contrappongono alla nobiltà feudale.

La fioritura della città comunale si esprime con un vero e proprio boom demografico, con il diffondersi di mercati e fiere, con l’incremento degli scambi commerciali, con l’elaborazione di statuti e leggi locali, con impegnative architetture che cambiano il volto delle città, segnandolo per i secoli a venire. A Perugia viene costruita la Fontana Maggiore o di Piazza, disegnata e scolpita da Nicola e Giovanni Pisano con la collaborazione tecnica di frà Bevignate da Perugia e di Boninsegna Veneziano per la parte idraulica. A Spoleto vengono edificate le chiese di San Gregorio Maggiore, basilicale a tre navate, completata nel 1146, quella di San Paolo inter vineas, quella di San Pietro, ampliata nel XIII secolo e poi rifatta dopo un incendio nel 1393 su una preesistente chiesa del V secolo, e il Duomo, dedicato a San Salvatore, romanico a croce latina a tre navate, consacrato nel 1198 e sorto sul luogo dell’antica cattedrale distrutta dal Barbarossa nel 1155. A Bevagna vengono erette le chiese di San Silvestro e San Michele Arcangelo, a Foligno viene realizzata la facciata del Duomo, sorto nel 1133 a opera di Maestro Atto.

Sempre all’epoca comunale e all’architettura romanica appartengono la chiesa di Santa Maria Assunta a Lugnano in Teverina, la chiesa di San Felice di Narco, che sorge isolata lungo la strada da Terni a Norcia, la chiesa dell’abbazia di Sant’Eustizio, a Preci, presso Norcia, eretta da Maestro Pietro (1190), la chiesa di Sant’Emiliano a Trevi, il Duomo di Narni (1145) dedicato a San Giovenale, e varie chiese di Orvieto: San Francesco, San Domenico, Santa Maria dei Servi, San Giovannino.

I Comuni si combatterono tra loro per predominare l'uno sull'altro. In seguito, contesi tra l'Impero e lo Stato della Chiesa, i Comuni dell'Umbria preferirono sottomettersi spontaneamente a quest'ultimo.

Così, nel 1198, lo Stato della Chiesa poté estendere il suo dominio su tutta l'Umbria.

Nello stesso anno, papa Innocenzo III fece costruire il Duomo di Spoleto, che è tuttora uno dei più insigni edifici di tutta la regione umbra. Da citare inoltre la cattedrale di Assisi intitolata a San Rufino, con interno basilicale a tre navate, opera di Giovanni da Gubbio, e il campanile e il chiostro della più antica abbazia di San Pietro in Valle, presso Ferentillo.

L’Umbria è così frammentata in tanti comuni, travolta in una gara di effervescenza artistica e vitalità economica, ma unita da un’unica fortissima corrente spirituale, generata dai movimenti religiosi.

Non era questa cosa nuova, poiché già nel VI secolo i monasteri benedettini erano sorti numerosi su tutto il territorio ed erano stati vivacissimi centri culturali: si ricordano le abbazie di San Pietro in Valle, presso Ferentillo, di Sant’Eustizio presso Norcia, di Santa Maria di Valdiponte a Montelabbate, presso Perugia, di Sassovivo presso Foligno, di Petroia presso Città di Castello, di San Benedetto sul monte Subasio, di San Salvatore di monte Corona. Nel XIII secolo l’Umbria diventa il centro della predicazione di san Francesco d’Assisi e di santa Chiara. La vitalità religiosa della regione trova, sul piano artistico, una delle sue espressioni più alte nella basilica di San Francesco ad Assisi, iniziata nel 1228 per iniziativa di frate Elia, stretto collaboratore del santo, e che contiene una vera e propria antologia della pittura umbro-senese del Duecento e Trecento. Alla stessa epoca risale un altro importante edificio religioso, il Duomo di Orvieto, consacrato all’Assunta ed eretto per celebrare il miracolo di Bolsena: progettato forse da Arnolfo di Cambio, realizzato da frà Bevignate da Perugia, da Giovanni di Uguccione e da Lorenzo Maitani, autore della facciata, il Duomo è considerato tra i massimi esempi del gotico in Italia.

Nel periodo in cui i Papi dimorarono ad Avignone (1305-1377), la potenza dello Stato della Chiesa in Italia diminuì di molto. Ne approfittarono alcune potenti famiglie dell'Umbria per sottrarsi al dominio della Chiesa. In breve tempo, nelle principali città dell'Umbria si andarono costituendo delle potenti Signorie (dei Baglioni a Perugia, dei Trinci a Foligno, degli Atti a Todi, dei Monaldeschi a Orvieto, i Gabrielli a Gubbio, i Vitelli a Città di Castello e, in seguito, Gian Galeazzo Visconti, Ladislao di Durazzo, Braccio Fortebraccio da Montone). Da Avignone, i Papi mandarono più volte spedizioni armate per ristabilire il loro potere nell'Umbria, ma non riuscirono nel loro intento.

Tuttavia, mentre l'Umbria si stava spegnendo sul piano politico, restava uno dei centri più vivaci d’Italia sul piano spirituale con i suoi monasteri, e, sul piano culturale, con l’università di Perugia, pubblicamente riconosciuta da Clemente V nel 1308, e con la sua grande scuola pittorica, che nella fioritura artistica rinascimentale tocca i massimi esiti con Pinturicchio e Perugino.

Nei primi decenni del XV secolo, Braccio da Montone, il più famoso dei condottieri umbri, riuscì a impadronirsi di quasi tutta la regione. Il suo successo fu però di breve durata: nel 1424, egli cadde ucciso in una sanguinosissima battaglia contro le forze papali.

Da allora e fino quasi alla metà del 1500, lo Stato della Chiesa fu in continua lotta con le più potenti famiglie dell'Umbria per riuscire a ristabilire il suo potere sulla regione.

 

L'annessione allo Stato della Chiesa

Nel XV secolo le città sono spesso travagliate da lotte intestine, come nel caso di Perugia, dove a volte le lotte tra le famiglie nobili degli Oddi e dei Baglioni provocano sanguinosi scontri armati e non mancano di ribellarsi al potere di Roma.

Lo Stato della Chiesa cominciò una decisa politica di espansione in Umbria: politica che culminò con le azioni militari e politiche di papa Alessandro VI e di suo figlio Cesare Borgia, fino a quando Paolo III, nel XVI secolo, acquisì definitivamente la regione tra i suoi possessi.

Nel 1540 si scatena la cosiddetta guerra del sale: i perugini si levano in armi contro lo Stato Pontificio per un’imposta sul sale (ecco perchè ancora oggi in queste zone si produce e consuma il pane senza sale), ma la rivolta fu repressa duramente da papa Paolo III che diede poi incarico ad Antonio da Sangallo di costruire la Rocca Paolina sulle rovine delle dimore dei Baglioni, fatte radere al suolo. Lo stesso Paolo III e i Pontefici che gli succedettero fecero erigere delle grandi rocche in varie città della regione, per potersi difendere dagli assalti di eventuali nemici.

I legami con Roma e Stato Pontificio hanno comunque il merito di portare in Umbria architetti illustri: il bolognese Fieravante Fieravanti lavora a Magione per i Cavalieri di Malta e la loro badia; Antonio Marchisi, fiorentino, lavora alla chiesa della Madonna delle Lacrime, presso Trevi; Rocco da Vicenza è attivo a Spello, Foligno, Trevi; il fiorentino Agostino di Duccio lascia a Perugia l’oratorio di San Bernardino e Porta San Pietro; nel Tempio della Consolazione a Todi si risente l’influsso del Bramante; Michele Sanmicheli lavora a Orvieto, il Vignola a Norcia, Giovanni Domenico Bianchi in Palazzo Cesi ad Acquasparta.

Per quasi trecento anni, e cioè dalla metà del Cinquecento fino ai primi anni del secolo scorso, la storia dell'Umbria non fu caratterizzata da alcun fatto importante. Durante tutto questo periodo, l'intera regione seguì le sorti pacifiche dello Stato Pontificio.

 

Le sorti dal 1798 ad oggi

L'Umbria rimase, quindi, sotto la diretta giurisdizione dello Stato della Chiesa fino al 1798: Il 15 FEBBRAIO i romani incoraggiati dagli eventi nel nord Italia dopo una serie di tumulti contro il governo pontificio,  proclamano la Repubblica Romana. Rovesciano così il potere temporale del papato; ma devono poi accettare l'occupazione militare francese. Papa Pio VI viene deportato in Francia. Napoleone unisce la Repubblica Romana al Regno d'Italia assieme a Macerata, Urbino, Ancona e Camerino. Segue la soppressione del ducato di Parla e Piacenza e l'annessione dei due territori alla Francia.

Nell'Agosto del 1799, a seguito della non felice situazione internazionale per Napoleone, le truppe del Regno di Napoli, che si sono nuovamente insediate nella città, marciano verso Roma;   in Settembre cacciano i francesi e pongono fine alla Repubblica  Romana. L'INTERA PENISOLA IN POCHI MESI E' RITORNATA COME PRIMA DI NAPOLEONE.

IL 14 Marzo 1800 dopo la morte in esilio di Pio VI avvenuta lo scorso anno, viene nuovamente ristabilita la residenza papale a Roma con l'elezione di  PAPA PIO VII - (BARNABA CHIARAMONTI). Se il pontificato del primo (dal 1775 al 1799) coincise  con uno dei periodi più difficili della chiesa in lotta con le nuove tendenze filosofiche mantenendo un atteggiamento incerto e spesso arrendevole, Pio VII invece fin dal primo istante divenne il mito della "eroica resistenza". Del resto trovò sul suo cammino (morirà poi nel 1823) un uomo come Napoleone. Con difficili discussioni - per non compromettere ulteriormente i rapporti- dovette piegarsi a lui e riconoscere la nuova realtà politica-ecclesiastica con il Concordato Consalvi. Poi forse per forme indirette di pressione -o perchè i due possedevano entrambi un carattere forte- sorsero i primi insanabili contrasti ("Lei faccia il papa, a me lasci fare l'Imperatore")  fino al punto da essere imprigionato. Ma senza curarsi di questi e altri incresciosi episodi,  Pio VII nella Restaurazione, nel suo Stato (affiancato dal Bravo Consalvi) pose le basi di una unificazione amministrativa sul modello centralistico di Napoleone, abolendo i diritti feudali, riorganizzando i tribunali, e fu anche il primo papa ad iniziare una politica interna sostanzialmente liberale. Del resto quand'era cardinale, a Venezia nel 1797, dopo l'entrata di Napoleone, allarmò gli austriaci quando con una coraggiosa omelia si pronunciò a favore di un accordo tra cattolicesimo e democrazia rivoluzionaria. ("siate dei buoni cristiani e sarete dei buoni democratici") Purtroppo quando mori, il clero conservatore, tirò un sospiro di sollievo, e cacciarono (lo avevano già screditato una volta) subito Consalvi, il grande artefice di una ventata di democrazia dentro lo Stato Pontificio e soprattutto nei rapporti moderati con gli altri Stati.

18 MARZO 1805- Napoleone Bonaparte assume il titolo di Re D'Italia. Ad applaudire sono proprio i ceti borghesi e stranamente anche il clero. Il Papato pur con le confische dei beni ecclesiastici ("ci rinuncio per amor di pace" afferma Pio VII) benedice e celebra con grande solennità il trionfo di Bonaparte, suo nemico su tutta la linea. Napoleone, ha infatti, chiuso le scuole religiose e i seminari, e sottoscrivendo con il papato il Concordato (rimarrà in vigore fino al 1905) clero e cattolici sono subordinati allo Stato. Uno Stato autoritario che nomina i vescovi e pretende dai sacerdoti un giuramento di fedeltà. (qualcosa del genere farà poi anche Mussolini nel 1929 con il suo concordato, i Patti Lateranensi).

2 FEBBRAIO 1808- Papa PIO VII rifiuta di aderire al Blocco Continentale imposto da Napoleone a tutti gli Stati europei per isolare la Gran Bretagna, minacciando in caso contrario l'invasione di alcune terre. Napoleone non si lascia intimorire e lo Stato Pontificio non è risparmiato; prontamente é invaso dai francesi che occupano Roma. Napoleone la unisce al Regno d'Italia assieme a Macerata, Urbino, Ancona e Camerino. Segue la soppressione del ducato di Parla e Piacenza e l'annessione dei due territori alla Francia.Di conseguenza la regione Umbria fu occupata dai francesi, e annessa all'Impero Napoleonico, entrò a far parte del "Dipartimento del Clitunno e Trasimeno".

Caduto Napoleone (anno 1815), la regione passò nuovamente allo Stato della Chiesa. Il 6 Luglio 1816 anche a Roma si procede  verso l'eliminazione dei codici napoleonici ed é rimesso in vigore la vecchia legislazione papalina. Tutto il territorio dello Stato Pontificio viene diviso in 17 province con il governo affidato a cardinali legati o a delegati apostolici ecclesiastici. La regione ha 2.425.000 abitanti ( ROMA 160.000 - BOLOGNA 80.000 - PERUGIA 20.000 - FERRARA 27.000 - RAVENNA 26.000 - FORLI 17.000 - RIMINI 15.000 - FAENZA 15.000 - VITERBO 14.000 - PESARO 13.000 - RIETI 12.000 - MACERATA 12.000 - ORVIETO 9.000 - URBINO 7.000 - SPOLETO 7.000 - + LA CITTA' DI BENEVENTO 15.000).

Nei gloriosi anni del Risorgimento italiano (1815-1870), l'Umbria diede un valido contributo per il raggiungimento dell'unità d'Italia: molti dei suoi abitanti si arruolarono volontari nell'esercito piemontese, altri alimentavano focolai insurrezionali contro lo Stato Pontificio.

Il 1823 è l'anno della morte di papa PIO VII;  suo successore LEONE XII, ancora più reazionario del precedente. Del resto, in un conclave non proprio limpido,  il papa venne imposto dall'imperatore austriaco (o meglio dal diabolico Metternich). Il suo primo atto nel salire sul soglio fu quello di allontanare il cardinale CONSALVI, segretario di Stato, autore di molti trattati riformisti già con Napoleone, un uomo  saggio, moderato nella restaurazione, quindi con molti nemici tra il clero conservatore e intransigente e in prima fila proprio Leone XII. Consalvi viene sostituito dal cardinale SOMAGLIA, intransigente e antiprogressista molto più del papa.

Già le persecuzioni dei reazionari non conoscevano sosta, ma con Leone XII (fino al 1829) lo Stato pontificio il regime poliziesco che lui  impone è il più implacabile fra tutti gli Stati italiani, peggiore di quello austriaco. La brutalità di un suo legato straordinario inviato in Romagna a soffocare i liberali - il famigerato cardinale AGOSTINO RIVAROLA - non ebbe eguali come inesorabilità in nessuna regione. Inquisitore unico, con pieni poteri, con i suoi processi sommari senza appello, in pochi mesi mandò sul patibolo sette capi costituzionalisti e ne condannò più di cinquecento al carcere duro. Papa LEONE XII nel suo Stato Pontifico non teme confronti nel ristabilire il regime feudale. Lo rafforza meglio di qualsiasi sovrano, ristabilendo il predominio dell'aristocrazia e naturalmente dell'episcopato. Non soddisfatto delle riforme del suo predecessore, già pesanti nella sfera amministrativa, ne attua delle nuove troncando con forza ogni velleità modernista nei settori economici, culturali, sociali e della proprietà privata. Un ritorno al passato, mentre l'intera Europa, con il liberismo economico si sta aprendo non solo alle innovazioni tecnologiche ma - segnando profondamente la stessa politica - anche alle questioni sociali, confrontandosi con i grandi temi internazionali, dal colonialismo alla tratta dei negri, dalla democrazia americana ai grandi progetti della navigazione a vapore, delle strade, delle ferrovie, delle tecniche produttive, delle bonifiche: in una frase, "una Europa aperta a un progetto di "incivilimento"" che non appare più utopistico, ma sta modificando la vita di quei popoli laddove collaborano con la circolazione delle idee, scrittori, economisti, scienziati, politici e comuni cittadini, tutti ostili al retrogrado conservatorismo. Fra le tante leggi economiche penalizzanti del governo pontificio teocratico assoluto - mentre in Europa il Libero scambio è in questo periodo il tema dominante - emergono l'imposizione di dazi pontifici altissimi su tutti i prodotti stranieri. E non essendoci nell'intero Stato Pontificio grandi manifatture, industrie, razionali produzioni agricole (ancora sconosciuta perfino la rotazione delle colture) la circolazione delle merci é penalizzata, i costi altissimi, i consumi bassissimi, la carenza alimentare per 2.600.000 di abitanti drammatica, al limite della sussistenza con estesi fenomeni di malattie legate alla malnutrizione (il costo di uno staio di grano rispetto agli altri stati, poteva variare fino a cinque volte in più).

Le persecuzioni dei fermenti liberali proseguono con la repressione su quasi tutta la penisola; il più attivo in queste soppressioni é lo Stato Pontificio. Il giorno 27 dicembre 1827 LEONE XII sopprime tutti i consigli comunali e provinciali e ripristina nelle amministrazioni locali   esclusivamente elementi ecclesiastici. Naturalmente con gli esponenti più intransigenti al modernismo e sempre insensibili alle richieste dei cittadini (soprattutto quelli della nuova boghesia) che rivendicano una partecipazione al governo di alcuni laici, maggiore libertà di stampa, e  libertà d' intraprendenza per favorire lo sviluppo dei traffici non solo interni ma anche con gli stati confinanti, sempre impediti da dazi eccessivi sia in entrata che in uscita.

All'inizio dell'anno 1829 (10 febbraio) muore   uno dei protagonisti di questi ultimi tempi: Papa LEONE XII:   Viene eletto (il 31 marzo dopo un lungo conclave) PIO VIII (che però vivrà solo un anno). La politica pontificia nello Stato della Chiesa non cambia e non viene per nulla alterata. Anche quando nel '31 salirà sul soglio   GREGORIO XVI; continuerà a condannare in blocco la modernità nello Stato Pontificio e rifiuterà il dialogo fra cattolici e liberali. Inoltre non viene alterata anche perchè il vero potere politico sarà quasi sempre esercitato dal  potente cardinale GIUSEPPE ALBANI.

Il 1831 è l'anno delle insurrezioni su tutto il territorio italiano. Fin dal suo inizio i fermenti rivoluzionari iniziano ad esplodere. La sede vacante del soglio pontificio  (dopo il lungo conclave a dicembre - che proseguirà nell'intero gennaio) e il primo tentativo di cospirazione a Modena di Ciro Menotti (non riuscito per tradimento), accendono la miccia della rivolta nelle vicine città; nel ducato di Parma e  in quelle dello Stato Pontificio:  Ferrara, Bologna, Rimini, Faenza, Ancona,  in Umbria e nelle Marche. Nel corso dell'anno altri episodi insurrezionali insanguineranno pure la Sicilia.

2 FEBBRAIO 1831- Dopo sessantaquattro giorni di lungo e polemico conclave, l'elezione del papa avviene su precisa  sollecitazione asburgica. Le notizie dello scoppio delle rivolte in Italia hanno fatto pressione sui cardinali. Viene dunque  eletto MAURO CAPPELLARI, bellunese, col nome di GREGORIO XVI.

Ecco il susseguirsi degli eventi:

L'editto pontificio emanato su tutti i territori fa ripiombare l'Italia al secolo precedente, e le misure contenute sono estremamente repressive: con l'apertura dei processi sommari cui seguono  severe condanne ai militari e ai civili che hanno partecipato ai moti rivoluzionari, o che hanno costituito governi, e contro chiunque detenga armi da fuoco o semplici coltelli.

Gli austriaci, liberata Ancona, proseguendo l'avanzata, entrano a Roma, come a voler far scudo allo Stato Pontificio, a restaurare la forza del potere papale e l'ostentata forza militare straniera; un atteggiamento che provoca una protesta del governo francese. Un Governo che a sua volta é accusato dal papa di aver promosso i moti rivoluzionari in Italia. Il governo francese smentisce, ma alcuni rivoluzionari pentiti dichiarano che avevano ricevuto promesse di aiuti proprio dalla Francia. Le relazioni così si compromettono nuovamente tra Papa e Francia, ma anche tra Francia e rivoluzionari delusi dal dietrofront francese, anche se il re di Francia ha consegnato una nota di protesta al Papa per aver richiesto l'intervento degli austriaci sulla penisola.   

Con la restaurazione del 1831, tutta l'Umbria rientrò tra i possessi dello Stato della Chiesa;

A Gregorio XVI, morto il primo giugno del 1846, successe il Cardinale Giovanni Mastai Ferretti assumendo il nome di Pio IX.

Pio IX era cosciente della grave situazione ereditata e infatti la sua politica ebbe subito una marcata impronta riformista. Ed iniziando a far nascere speranze, ma non potendo certo risolvere da solo ed immediatamente problemi che avevano radici secolari, mise involontariamente in moto il meccanismo che avrebbe portato alla creazione di una realtà che fu effimera, ma estremamente interessante: la Repubblica Romana. La tradizione voleva che il nuovo Papa, tra i suoi primissimi atti, elargisse anche un'amnistia. Pio IX non si limitò a questo atto di clemenza: con disposizione del 24 agosto 1846 venivano creati a Roma un Consiglio dei Deputati e un Alto Consiglio, quasi un Parlamento. Si dava inoltre inizio alla costruzione di ferrovie, si sanzionava un accordo di libero scambio col Regno di Sardegna, si completava la costituzione della Guardia Civica. Ma soprattutto la concessione dello Statuto fu quella che fece parlare del Papa liberale, insieme ai primi provvedimenti che limitavano i privilegi dell'alto clero e della nobiltà. Malgrado le buone iniziative, gli eventi precipitarono e nel 1849, venne proclamata la Repubblica Romana. Da Gaeta PIO IX lancia accorati appelli alle potenze europee, alla Francia, alla Spagna, ai Borboni di Napoli, e alla stessa Austria,  chiedendo di intervenire per ristabilire l'autorità del papa. Gli aiuti non si fanno attendere, sono perfino tempestivi; nello stesso giorno un reggimento austriaco di 6000 uomini si mette in marcia.

Visto l'appoggio dato da molti Umbri alla causa della Repubblica Romana, nel 1849 l'Umbria venne occupata dagli austriaci.

Sullo Stato Pontificio ritorna a sventolare  la bandiera bianco-gialla; la Repubblica Romana termina così. Mazzini e compagni sono costretti a prendere la via dell'esilio. Pio IX è invitato a rientrare a Roma.

L'Umbria divenne definitivamente italiana nel 1860 con l'occupazione militare seguita al plebiscito del mese di novembre. Così, da quell'anno in poi, la storia dell'Umbria fa parte della storia generale d'Italia.

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