Battaglia del TRASIMENO


INTRODUZIONE

Assoggettate le colonie greche dell'Italia meridionale, Roma si trovo' a dover lottare per il dominio del Mediterraneo contro Cartagine, una grande potenza marinara. La scintilla della lotta scoppio' in Sicilia, dove le due citta', che avevano cercato sino ad allora di evitare lo scontro diretto, furono coinvolte in una guerra tra Siracusa e i Mamertini.
I Romani ne approfittarono per conquistare la Sicilia, ma il dominio del mare rimase ai Cartaginesi. Il senato romano decise quindi di allestire una flotta che vicino a Milazzo sconfisse nel 260 a.C. la flotta cartaginese. Ma solo nel 241 a.C. alle isole Egadi la flotta romana inflisse ai Cartaginesi la sconfitta decisiva. La Sicilia rimase cosi' ai Romani che la trasformarono nella loro prima provincia.

Perso il controllo del commercio marittimo, Cartagine cerco' di conquistare la penisola Iberica. Il comando dell'esercito cartaginese passo' ad Annibale, uno dei piu' grandi talenti militari dell'antichita'. Egli provoco' i Romani e li costrinse a dichiarare guerra; organizzo' quindi un esercito di 30.000 uomini che porto' in soli 15 giorni in Italia attraverso le Alpi. Annibale con tre importanti vittorie giunse alle porte di Roma, che pero' supero' per scendere piu' a sud in attesa di aiuti da Cartagine. Lo scontro diretto ebbe luogo a Canne nel 216 a.C. e si risolse in una gravissima sconfitta romana. Annibale non seppe approfittare della vittoria; gli aiuti che attendeva via mare gli furono portati via terra dal fratello Asdrubale, che fu poi sconfitto e ucciso al fiume Metauro dal ricostituito esercito romano.

Per costringere Annibale a lasciare l'Italia, Scipione sbarco' con un esercito in Africa e marcio' su Cartagine, Annibale, tornato precipitosamente in patria, lo affronto' a Zama ma fu sconfitto. Roma ebbe cosi' modo di imporre ai Cartaginesi gravissime condizioni di pace.

Sconfitti i Cartaginesi, Roma completo' la sua espansione nel bacino del Mediterraneo, strappando la Grecia ai Macedoni e respingendo un tentativo del re di Siria Antioco di riconquistarla. Piu' tardi, i Romani sottomisero anche la Macedonia e distrussero dalle fondamenta Cartagine che stava pian piano rinascendo.

Dettagli sulla Battaglia del Trasimeno

Protagonisti:

C. FLAMINIO (Console romano)
SERVILIO GEMINO (Console romano)
ANNIBALE (Comandante dell'esercito cartaginese)
MAARBALE (Comandante della cavalleria cartaginese)

Dopo la sconfitta subita nella battaglia della Trebbia, i Romani decisero di abbandonare le pianure dell'Italia settentrionale, un terreno troppo favorevole alla cavalleria di Annibale, e di difendere l'Italia centrale.

Nel 217 a.C. i Romani, per contrastare l'avanzata di Annibale, misero in campo undici legioni, circa 100.000 uomini; cinque vennero lasciate di riserva a Roma, in Sicilia e in Sardegna, due furono trasferite in Spagna e quattro in Italia contro il temibile nemico cartaginese.

Scipione, al quale non si poteva addossare la responsabilità della sconfitta della Trebbia, fu mantenuto al suo posto di comando e inviato in Spagna; i nuovi consoli, Servilio Gemino e C. Flaminio furono impiegati in Italia.

Non essendo in grado di prevedere in che punto Annibale avrebbe varcato gli Appennini, il Senato, con una saggia decisione, inviò Flaminio ad Arezzo a sorvegliare il versante occidentale, mentre Servilio avrebbe protetto Rimini, situata in ottima posizione strategica. Da questi due punti i consoli avrebbero potuto convergere, se necessario, in qualsiasi luogo, e forse anche accerchiare Annibale.

Nel maggio del 217 a.C. il condottiero cartaginese valicò gli Appennini attraverso il passo di Collina, scendendo verso Pistoia. Proprio nel tratto fra Pistoia e Fiesole, Annibale incontrò serie difficoltà nell'attraversare le paludi. Trasportato dall'unico elefante sopravvissuto, sofferente per la perdita della vista da un occhio, superò le paludi col suo esercito in quattro giorni, pur con gravi perdite.

Flaminio, contro il parere di alcuni membri del suo stato maggiore, decise di mettersi all'inseguimento; se avesse aspettato Servilio per unirsi a lui, gli eserciti romani congiunti avrebbero potuto sorprendere Annibale, stringendolo in una morsa tra loro e le truppe di stanza a Roma.

A questo punto Annibale, contando sulla precipitazione di Flaminio, lo attirò deliberatamente esponendo il fianco del proprio esercito in marcia verso Cortona. Flaminio, comunque, non accettò il combattimento e continuò a tenersi sulle tracce di Annibale. Quest'ultimo tese ancora un'altra trappola, deviando improvvisamente dalla strada per Roma verso est in direzione di Perugia, lungo la riva settentrionale del Lago Trasimeno. Qui esisteva solo uno stretto passaggio, dal momento che in quel punto i colli scendono fino al lago. Su questi colli, che dominano una piccola pianura, Annibale dispose la sue truppe per l'agguato.

Flaminio continuava l'inseguimento alla cieca.

All'alba di un nebbioso mattino del 21 giugno del 217 a.C., l'esercito romano entrò in colonna nello stretto passo. A un segnale, dalla sommità delle colline, protette dalla nebbia, le truppe di Annibale piombarono, simultaneamente da tutte le parti, sui Romani.

La battaglia infuriò per due ore. Flaminio trovò la morte da eroe sul campo di battaglia, riscattando così la sua imprudenza.

Il disastro fu completo: quasi due legioni romane vennero annientate e 6000 soldati fatti prigionieri. Annibale, non pago della vittoria, inviò il comandante della sua cavalleria, Maarbale, contro un'avanguardia di 4000 cavalieri romani di Servilio che scendeva al galoppo per la via Flaminia. La squadra romana venne sorpresa e distrutta presso Assisi.

Consapevole che un attacco contro Roma stessa sarebbe stato vano, sebbene la strada fosse ormai aperta, Annibale volse il cammino verso gli Appennini, in direzione del Piceno, dove avrebbe potuto far riposare uomini e cavalli.

Il disastro del Trasimeno provocò a Roma una crisi di tale gravità che il provvedimento tradizionale di nominare un dittatore, in disuso da trent'anni, fu rimesso in vigore.

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La battaglia della Trebbia

Protagonisti:

ANNIBALE (Comandante dell'esercito cartaginese)
MAGONE (Generale cartaginese)
PUBLIO CORNELIO SCIPIONE (Console romano)
TITO SEMPRONIO LONGO (Console romano)

Alla fine di aprile del 218 a.C., ANNIBALE diede l'avvio alla campagna che l'avrebbe portato ad invadere l'Italia. Egli partì dalla Spagna con un esercito di veterani di 40.000 uomini e raggiunse il Rodano alla fine di agosto. Qui fu intercettato dai romani, ma quando il console Publio Cornelio Scipione giunse al suo accampamento, lo trovò deserto. Il nemico aveva dunque attraversato il Rodano e stava ora marciando verso le Alpi.

Intanto Scipione prese un'importante decisione. Invece di tentare un inutile inseguimento ad Annibale, trasferì il suo esercito in Spagna, dove ora era possibile tener testa al nemico, dato che le migliori truppe di Annibale erano partite. Scipione stesso ritornò per mare nell'Italia settentrionale per assumere il comando delle due legioni poste a contrastare l'invasore cartaginese.

Annibale, dopo aver superato le Alpi in un impresa memorabile, raggiunse le pianure dell'Italia settentrionale con soli 26.000 uomini. Scipione attraversò il Po nei pressi di Piacenza, nella speranza di incontrare Annibale prima che il suo esercito si fosse completamente ripreso dalle fatiche del viaggio.

Nei pressi di Lomello, la cavalleria romana si scontra si scontra con l'avanguardia di Annibale, ma viene respinta; lo stesso Scipione viene ferito e scampa alla morte grazie al figlio, il futuro vincitore di Annibale a Zama.

Una serie piuttosto complicata di manovre portarono alla battaglia della Trebbia (fiume ligure-romagnolo). Scipione ripiegò verso Piacenza e si accampò a Stradella, dove era meno esposto agli attacchi della cavalleria di Annibale. Intanto quest'ultimo si era spinto fino al Ticino, trovando però il ponte sul fiume distrutto da Scipione. Si ritirò perciò verso ovest lungo il Po, finchè fu in grado di attraversarlo sopra Tortona.

Scipione, nel frattempo, fu costretto dalla defezione dei Galli alleati a ripiegare verso il fiume Trebbia, a sud di Piacenza, dove si fermò ad attendere il nemico. Annibale si impadronì del presidio romano di Clastidium e si accampò quindi di fronte a Scipione.

Alla fine di novembre, un altro esercito romano, al comando del console Tito Sempronio Longo, raggiunse Scipione alla Trebbia.

Contro il parere di Scipione, Sempronio decise di dare battaglia, spinto dall'esito favorevole di uno scontro a cavallo.

In un cupo giorno di dicembre del 208 a.C., l'esercito romano veniva condotto attraverso la Trebbia contro il nemico. Il piano di Annibale era di lasciare sulla difensiva il centro del suo esercito, aggirare e aggredire i romani con le ali, mentre suo fratello Magone, in agguato in una gola densa di vegetazione, era pronto ad assalire il nemico alle spalle.

Tutto si svolse secondo i piani prestabiliti; tuttavia 10.000 romani riuscirono ad aprirsi un varco nel centro dello schieramento di Annibale, formato dai Celti, e a raggiungere Piacenza. Ma due terzi delle'sercito romano, circa 30.000 uomini, erano stati annientati.

Annibale aveva vinto la prima vera battaglia della sua campagna in Italia.